Lo squallore della maggior parte dell’attuale classe politica lo conosciamo bene. E abbastanza bene conosciamo la sua ignoranza delle cose scientifiche, delle leggi (anche di come si fanno) e della Costituzione. Ma in questi giorni per me la cosa più irritante è l’approssimazione, la superficialità, della classe giornalistica. Su due vicende. Sallusti.
Non è possibile confondere le cose al punto da far pensare ai cittadini che la diffamazione e la sistematica e consapevole falsificazione delle notizie a fini di interessi ben precisi che tutti conosciamo rientrino nella libertà di informazione. E’ giusto e normale che reati così gravi, che NON sono affatto reati d’opinione, comportino anche una pena come il carcere, specialmente se si è recidivi e si manifesta apertamente l’intenzione di continuare a commettere gli stessi reati. NO, non “siamo tutti Sallusti”, come scioccamente stanno ripetendo tanti colleghi. Io, almeno, non mi sento Sallusti. Proprio per niente. Sentenza sul terremoto dell’Aquila. Bisognerebbe prima poterla leggere e poi parlare. Ciò che però si può già dire è che l’errore – l’assurdità – fu costituire un organismo che mette insieme da un lato gli scienziati e dall’altro la Protezione civile, creando tra le due parti, che dovrebbero essere ben separate e indipendenti, un sistema di complicità, e soprattutto di pressioni disuguali.
La Protezione civile ha dietro tutto il peso del potere politico (all’epoca l’asse di ferro Bertolaso-Berlusconi), la scienza ha soltanto le sue sempre provvisorie certezze e i suoi sistematici dubbi. Se le due cose fossero state separate, avremmo avuto un istituto scientifico che fornisce il suo parere (con tutte le incertezze del caso) e un organismo operativo, la Protezione civile, che si prende le sue responsabilità nel tradurre quel parere in azione pratica. Un geofisico non può sapere, per intenderci, se è più rischioso evacuare inutilmente 50 mila persone senza avere strutture dove ospitarle o un terremoto di potenza intermedia, come sia pure con ampi margini di dubbio, ci si poteva attendere.





