Autore di 400 articoli scientifici, Vallortigara ha appena pubblicato il suo primo romanzo, “Desiderare” (Marsilio, 240 pagine, 18 euro). Al Circolo dei Lettori dialogherà con Marco Cambiaghi, ricercatore e docente di neurofisiologia all’Università di Verona. Organizza la serata BraYn Association con il supporto di Icsem – International Center for Studies on Educational Methodologies ( www.icsem.it ).
Numeri e pulcini
Vallortigara è noto a livello internazionale per le sue ricerche sulla stima della “numerosità” nei pulcini e sulla specializzazione degli emisferi cerebrali (tecnicamente, lateralizzazione). Di conseguenza lo affascinano la simmetria e l’asimmetria in ambito biologico, proprietà controllate rispettivamente dai geni homeobox e da quelli della cosiddetta “famiglia Nodal”. Cambiaghi ha lavorato su melatonina e ritmi circadiani al San Raffaele e ora si occupa del rapporto memoria/emozioni.
Informato dei fatti
Anni fa un premio Nobel per la fisica dichiarò: “Non leggo romanzi perché sono soltanto storie inventate”. Anche io preferisco la saggistica, ma qualche volta le cose stanno diversamente. Vallortigara è, per così dire, un narratore “informato dei fatti”. Il suo romanzo si apre con il protagonista Itzhak, neuroscienziato e aspirante scrittore, che attraversa un periodo di crisi innescata dalla morte sospetta dell’amico Vittorio, un collega studioso della memoria e dei “periodi critici” nei quali il cervello acquisisce abilità fondamentali: al buio un pulcino con le zampe nell’acqua muore di sete se al momento giusto non ha visto il luccichio di un liquido, un gattino rimane cieco se i suoi occhi tra la quarta e la sesta settimana di vita non gli hanno stimolato la zona occipitale del cervello.
Il precursore di Lorenz
Il libro che Itzhak ha in mente è un romanzo su Douglas Spalding (1841-1877), il biologo che anticipò il concetto di imprinting poi sviluppato da Konrad Lorenz, e il controverso “effetto Baldwin”, fenomeno che consiste(rebbe) nell’influsso dei comportamenti appresi sull’evoluzione, una sorta di Darwin corretto Lamarck riconoscibile anche nei recenti sviluppi dell’epigenetica. A questo punto, dunque, “Desiderare” si sdoppia in due vicende parallele, quella contemporanea di Itzhak (probabile alter ego dell’autore) e quella ottocentesca di Spalding. Sullo sfondo si intravvedono i primi passi degli studi che sfoceranno nella scoperta della plasticità cerebrale.
Amore e tradimento
Ma attenzione, qui la scienza è tappezzeria, retroterra. Serve da contesto all’ingranaggio narrativo, che però rimane il vero nòcciolo di “Desiderare”. Perché Itzhak – per slittamenti all’inizio quasi impercettibili mediati da sottili segnali odorosi (l’olfatto è con il tatto l’organo di senso primordiale) si innamora di Sylvia, matematica di formazione ma acquisita dall’informatica. Troviamo il tema del tradimento consapevolmente attuato e subito (Spalding divenne tutore dei figli del visconte Amberley, incluso il giovanissimo Bertrand Russell, e fu amante di Katharine Russell, la moglie di Lord Amberley), la malattia romantica per eccellenza (Spalding muore di tisi a 34 anni), la presenza fantasmatica di Vittorio che si riflette in una seduta spiritica (in pieno positivismo, vi partecipavano l’astronomo Schiaparelli e l’antropologo Lombroso, il divulgatore Flammarion, tutti irretiti dalla sedicente medium Eusapia Palladino).
Approdo filosofico
Alla fine, le due trame, vittoriana e contemporanea, convergono. Itzhak comprende che il suo romanzo su Spalding è in realtà un modo per parlare di sé, delle proprie lacune e paure, del proprio desiderio di conoscenza e di amore. L’approdo è filosofico, anzi epistemologico: il desiderio non è qualcosa da appagare ma un tendere continuo verso ciò che ci manca, un impulso che, come la curiosità scientifica, non trova mai una conclusione definitiva. Semplicemente, si sposta.
Scrittura tesa
Parafrasando il discorso di John Kennedy sul progetto Apollo alla Rice University, “Desiderare” è un romanzo da leggere non perché è facile ma perché è difficile, non perché diverte ma perché fa pensare. Ha una scrittura tesa come un arco, che a tratti diventa abbagliante (sguardo sagittabondo, magrezza definitiva), sei pagine di note (di solito proibite nei romanzi) aiutano a districarsi tra le fonti di aneddoti, indizi, riferimenti, allusioni, storielle.
Storiella ma non troppo
Come quella sui filosofi della scienza raccontata da Sylvia a Itzhak, che maliziosamente finge di non conoscerla. Lei: “Sai che cos’è uno scienziato? È un tizio che in una stanza tutta nera cerca un gatto nero. L’impresa è difficile, ma non del tutto insensata”. Lui: ”Ne convengo”. Lei: “E lo sai che cos’è un filosofo? È un tizio che in una stanza tutta nera cerca un gatto nero che non esiste”. Lui tace, lei incalza: “E sai cos’è un teologo? È un tizio che in una stanza tutta nera cerca un gatto nero che non esiste, e che ogni tanto esce dalla stanza gridando: l’ho trovato, l’ho trovato!” Lui: “Va bene, ma il filosofo della scienza?” Lei: “È un tizio che nella stanza nera non ci entra mai, ma che pretende di spiegare a tutti come si fa a prendere il gatto.”
Se vuoi sapere di più sull’evento Il cervello che racconta: dialogo tra neuroscienze e romanzo
📅 29 ottobre 2025 – ore 18:30
📍 Circolo dei Lettori, Torino
🎙 Con Marco Cambiaghi – Modera Piero Bianucci
📚 A cura di BraYn Association ETS, con il supporto di ICSEM






