Salone del Libro di Torino: Lo psichiatra incredulo prega, il fisico teorico umanizza i quanti

Il 15 maggio si apre il Salone del Libro di Torino: 4 eventi tra i 1490 in programma

Tre numeri: 957 espositori, 1490 eventi, 205 Self Publisher. È il trentasettesimo Salone del Libro di Torino (Lingotto, 15-19 maggio). Per ogni numero, un messaggio: 957 espositori sono la dimostrazione di un successo consolidato, 1490 eventi significa forse un eccesso di scelta, 205 Self Publisher è un dato nuovo da interpretare e seguire negli sviluppi che avrà nei prossimi anni.

Ma Amazon è un editore?

Con un editore globale guidato solo dal profitto come Amazon (leggi Jeff Bezos), l’autopubblicazione è l’inevitabile prodotto dell’era digitale – nell’era analogica l’autopubblicazione esisteva ma aveva dimensioni trascurabili ed era confinata nel narcisismo. Amazon pubblica in versione elettronica Kindle qualsiasi testo Word, mette a disposizione la sua vetrina internet, cura una pagina pubblicitaria per l’autore, a richiesta stampa copie cartacee e le distribuisce a librai e biblioteche. È chiaro che i 205 Self Publisher presenti al Salone del Libro sono destinati a moltiplicarsi tendendo all’infinito, tanto più che in questo affare Amazon ha molti imitatori, anche in Italia. Da un lato, ne deriva una straordinaria apertura alla libertà creativa: nessun filtro, nessuna censura – ideologica, estetica o di altro tipo.

Dall’altro lato, il Self Publishing di massa segna la caduta di ogni valutazione qualitativa, fa esplodere una crisi di autorità, incoraggia il dilettantismo autoriale e
editoriale, cosa che alla lunga nuocerà anche ai migliori editori professionisti.

Bancarella su scala industriale

Un altro fenomeno interessante è il Libraccio, fondato nel 1979 a Milano per contrastare il consumismo dell’editoria scolastica riciclando l’usato. Oggi, con 65
punti vendita in 35 città di sette regioni d’Italia, il Libraccio fattura 100 milioni di euro l’anno e ha 500 dipendenti: una “bancarella” su scala industriale. Con il tempo, il Libraccio ha esteso l’offerta a CD, vinili, DVD, giocattoli, cartoleria, ed è diventato editore in proprio. I suoi negozi sono un porto sicuro dove cercare, in un vasto catalogo, libri culturalmente importanti ma ormai fuori mercato. Mi aspetto, come negli anni scorsi, una grande ressa intorno a Libraccio Sirio Libri, Padiglione 1, Stand D52-E51/D70-E69. Certo io sosterò a lungo da quelle parti.

Un’ora per ottant’anni di sghembitudine

Tra i 1490 eventi in programma è praticamente impossibile proporre una selezione, quindi, dichiarando subito il mio gravissimo conflitto di interessi, mi limito a quelli che conosco in quanto mi coinvolgono. Nel giorno di apertura, giovedì 15 maggio, alle ore 16 nella sala Rosa, in dialogo con il grande Bruno Gambarotta, parlerò del mio “Vita sghemba. Ottant’anni con scrittori, scienziati e telescopi”, incautamente pubblicato da ETS, Pisa. Non lasciatemi solo… Grazie a Gambarotta, il divertimento è sicuro. Fu lui a definirmi “il Piero Angela dei poveri”, e fu lui a dire in diretta su Rai Uno a Celentano “Scusi se la interrompo mentre non dice niente”.

In ginocchio davanti al Big Bang

L’evento successivo, due ore dopo, si intitola “È possibile per un non credente parlare con Dio?” (15 maggio, Padiglione 1, sala Ambra, ore 18,15-19,15). Protagonista sarà Vittorino Andreoli, psichiatra e scrittore di notorietà internazionale. Nato a Verona nel 1940, editorialista influente, volto televisivo, membro della New York Academy of Sciences, Andreoli presenterà l’ultimo dei suoi innumerevoli libri, “Preghiera del non credente” (T/S Edizioni, Milano).

Il testo è articolato in 21 capitoli, ognuno è una “preghiera” in forma di dialogo. Nel primo, Andreoli cita Einstein: “non è difficile credere che qualcuno abbia fatto questo mondo (…) l’alternativa è pensare che in principio era il Caos. Il Big Bang. Lo so, anche Dio è una parola, ma non riesco a inginocchiarmi davanti al Caos, al Big Bang (…). Einstein diceva che l’uomo deve faticare a scoprire una piccola legge dell’universo, mentre è composto da una infinità di leggi… che qualcuno deve aver messo insieme armonicamente. Ma il grande scienziato non riusciva a immaginare che potesse esistere una relazione tra un Dio potentissimo e l’uomo, ciascun uomo. Io invece (…) sento il bisogno di un Dio che mi possa ascoltare”. In effetti, Einstein non prega, la preghiera di Einstein è la meraviglia, la curiosità, la razionalità che si sforza di capire il cosmo. Leggere Andreoli, piuttosto, fa venire in mente Dino Buzzati, che nella raccolta di versi “Sessanta preghiere” pubblicata nel 1967 scriveva: “Dio che non esisti, io ti prego”.

Tra Ragione e Mistero

Lontano dall’ateo e dall’agnostico, Andreoli si definisce “non credente”. Direi che forse è un “credente incredulo”, con umanissime paure. Ama la vita, l’essere, e rifugge dal “non essere” perché sente la drammatica mancanza di risposte davanti alla certezza della morte. Da scienziato, conosce e mette in discussione le risposte della scienza. La fisica spiega l’origine e il dispiegarsi dell’universo, l’evoluzione darwiniana il passaggio da forme di vita unicellulari alla complessità di Homo sapiens. Per Andreoli, tuttavia, queste sono risposte insoddisfacenti: “con il mio cervello non posso conoscere il mio cervello”, “non sono un illuminista convinto che la ragione sia la sola guida, c’è anche il mistero”. Il creazionismo e il Principio Antropico di Carter, Barrow e Tipler sono in agguato, e Andreoli tenta la conciliazione degli opposti: “l’atto creativo può essere la messa in moto di un congegno”. L’evoluzione, appunto, e prima ancora il Big Bang.

“Dio non gioca a dadi”

Temi come questi, ma declinati in modo del tutto diverso, ritorneranno domenica 18 maggio nel dialogo con il fisico teorico Giuseppe Mussardo, autore di un saggio narrativamente affascinante: “Dio non gioca a dadi. La storia della meccanica quantistica” edito da Castelvecchi (ore 13-14, Padiglione Oval, sala Indaco). Dopo le equazioni dell’elettromagnetismo di Maxwell sembrava che non ci fosse più niente da scoprire, quando una incrinatura serpeggiò nell’edificio della fisica classica fino a demolirlo. Il crollo iniziò con Max Planck, che il 19 ottobre 1900, per risolvere il problema della radiazione di corpo nero, introdusse il concetto di “quanto” di energia e quindi la discontinuità nei fenomeni della natura, che da “analogica” divenne “discreta”. Il secondo passo lo fece Einstein nel 1905 con la sua teoria dell’effetto fotoelettrico. Il Convegno Solvay del 1927 sancì la rivoluzione: svaniva la distinzione tra onda e particella, trionfavano la probabilità e il principio di indeterminazione di Heisenberg.

Lunga controversia

Fu l’inizio di una controversia lunga, aspra, e per certi aspetti drammatica tra due scuole di pensiero, con mediatori come Bohr e colpi di scena come il passaggio di Einstein dalla parte dei conservatori nostalgici della fisica classica. Raccontando la vicenda nei minimi particolari, inclusi gli impliciti risvolti filosofici, Mussardo non fa sconti: quando una formula è necessaria, il suo libro non fa sconti, ma è godibilissimo anche da chi alle formule è allergico perché è intessuto di aneddoti, retroscena e curiosità inedite o quasi. Scopriremo rivalità, gelosie e lobby che di solito non associamo al mondo cristallino della ricerca pura, L’esito finale è che la meccanica quantistica ne esce “umanizzata”. Non fu solo uno scontro tra le menti più brillanti del Novecento, fu anche un teatro di passioni, risentimenti e visioni del mondo divergenti.

Computer quantistico

Sembrano astratte, questioni esclusivamente intellettuali, ma sono diventate concrete nei nostri telefoni cellulari e in migliaia di altri dispositivi di uso quotidiano. Professore ordinario alla Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati di Trieste (SISSA) e brillante divulgatore, Mussardo chiude il suo libro di quasi 600 pagine con uno sguardo al futuro: i computer quantistici e l’impresa di portare la forza gravitazionale nell’ambito della meccanica quantistica. I primi computer quantistici ci sono, bisognerà capire quanto sono stabili e se le loro dimensioni sono “scalabili”. Mettere d’accordo gravità e meccanica quantistica è un obiettivo ancora lontano, benché già negli Anni Sessanta del secolo scorso Tullio Regge abbia tentato di quantizzare la gravità nel quadro della relatività generale. Del resto, Regge stesso, scherzando ma non troppo, usava dire: “la meccanica quantistica non si capisce, ma ci si abitua”.

L’impegno civile di Pietro Greco

E qui entra in gioco la divulgazione scientifica, che ha il delicato compito di mediare tra ricercatori e grande pubblico. Se ne parlerà, sempre domenica 18 maggio, nel padiglione Oval, stand V123-U124, presso lo Spazio Veneto, alle ore 16,30-17,30, per ricordare Pietro Greco, che della buona e alta divulgazione è stato tra i maggiori testimoni fino a quando una morte improvvisa non se l’è portato via nel pieno della sua attività. Che fu di impegno civile. Oltre che professionale. A rievocarlo ci sarà Daniele Mont D’Arpizio, l’iniziativa è de “il Bo Live”, giornale online dell’Università di Padova, di cui Pietro Greco fu caporedattore dal maggio 2018 al dicembre 2020. La redazione ha raccolto una selezione degli articoli che scrisse in quel breve periodo nel volume “Per un’unica conoscenza” (Padova University Press), con prefazione di Lucia Votano (Infn).

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