DNA, l’autobiografia segreta

Che cosa si scopre facendo sequenziare il proprio genoma?

Sei davanti a una stanza chiusa. Apri la porta, entri e accendi la luce. Le pareti sono coperte da scaffali e negli scaffali ci sono, ben numerati, cinquemila libri. Ne sfili uno: sulla copertina è stampato il tuo nome e cognome. Autore e titolo coincidono. Strano. Lo sfogli: parla proprio di te! Racconta anche faccende molto intime, che neppure tu conoscevi. Con un po’ di nervosismo, apri a caso altri libri: sei sempre tu l’unico protagonista, ogni libro racconta un capitolo della tua storia. C’è pure un opuscolo di sei pagine. Sulla copertina, accanto al tuo, sono impressi nome e cognome della tua mamma. Un sogno o un incubo?

Venticinquemila geni

Né l’uno né l’altro. La “biblioteca” non è quella di Babele che Borges paragonava all’Universo. In questo caso è solo un trucco da divulgatore scientifico: rappresenta il tuo patrimonio genetico, pari a 3,2 miliardi di caratteri tipografici, quanti ce ne sono in 5000 libri di 300 pagine. Complessivamente corrispondono a circa 25 mila geni. Metà biblioteca l’hai ereditata da tuo padre, l’altra metà da tua madre.

L’eredità della mamma

Ma da lei hai ricevuto anche il fascicoletto di sei pagine, equivalenti a 15.619 lettere alfabetiche e 37 geni: quello si trasmette solo per linea femminile, è il minuscolo patrimonio genetico dei mitocondri, due filamenti di DNA avvolti ad anello, come nei batteri. I mitocondri sono probabilmente antichissimi microorganismi trasformatisi in organelli sparsi a centinaia nel citoplasma cellulare. Svolgono l’importantissimo compito di trasformare gli zuccheri e le sostanze alimentari in energia utilizzabile dalla cellula: ecco perché la nostra salute metabolica dipende in buona parte dal lascito materno. I mitocondri fanno sì che siamo tutti un po’ più figli di mamma che di papà.

Sei unico. Come tutti gli altri

Un corpo umano – diciamo 70 chili di ossa, pelle, sangue, muscoli, grasso e organi assortiti – è costituito da 40 mila miliardi di cellule. Tutte contengono la stessa “biblioteca” di cinquemila libri più sei pagine: è il “genoma”, una lunga molecola di DNA (acido desossiribonucleico) che ne costituisce il nucleo. Nel tuo genoma è scritto il “manuale di istruzioni” per “costruire” una persona uguale a te ma – attenzione! – lievemente diversa da tutte le altre – 8,3 miliardi – che oggi abitano la Terra, e – di nuovo attenzione! – diversa da tutte quelle che vissero prima e vivranno dopo di te. Sei unico, nei duecentomila anni di evoluzione di Homo sapiens, nello spazio del pianeta Terra e nell’immensità dell’universo. Della nostra “unicità spazio-temporale” nessuno parla mai. Eppure, a pensarci, è qualcosa di vertiginoso: decidere che cosa fare della nostra irripetibile esistenza, ci carica di responsabilità. Implicita, c’è anche la radice della democrazia: “Ricordati sempre che sei unico. Proprio come tutti gli altri.”

Lo 0,1 per cento

Due “biblioteche” genetiche di umani non parenti tra di loro prese a caso in qualsiasi parte del mondo, differiscono in media dello 0,1 per cento, pari a tre milioni di “lettere”, equivalenti a 5 dei cinquemila volumi dell’intera biblioteca. La cosa interessante, ma difficile da spiegare a razzisti e nazionalisti, è che i cinque libri diversi sono ben nascosti negli scaffali della biblioteca: dal punto di vista genetico, un italiano nato a Varese può essere più simile a un africano che a un altro “padano” nato nella stessa città.

A giochi fatti

Bene. Compiuti gli ottant’anni, ho voluto entrare nella biblioteca del mio DNA e ho chiesto a un laboratorio di genetica molecolare di decifrare i cinquemila libri che contiene, tutti firmati e intitolati Piero Bianucci. È l’età giusta. La speranza di vita che oggi la statistica attribuisce agli uomini italiani è di 81 anni e tre mesi (dato Istat e World Bank per il 2023/2024) contro gli 85 anni e mezzo delle donne. Dunque i giochi sono fatti, ho già avuto quasi tutta la mia parte, e ringrazio, perché è stata buona. Il resto che verrà è regalato. Dunque nessuna inquietudine nel varcare la soglia della biblioteca: non esistono cattive notizie retrospettive e ciò che mi riserva il futuro lo conosce anche il mio assicuratore.

Segretezza e curiosità

Si stima che fino ad oggi nel mondo sia stato decifrato il genoma di sei milioni di persone, meno di una su mille. I motivi principali per i quali si ricorre alla lettura del DNA sono la ricerca della paternità (risulta che per un americano su due non corrisponda a quella anagrafica), problemi di salute, controversie legali, indagini poliziesche. È chiaro che queste persone hanno buone ragioni per tutelare la segretezza della propria identità genetica. Ma c’è chi desidera conoscere il proprio genoma semplicemente per curiosità. Ed è il mio caso.

Svago da ottuagenario

Non sono il primo a mettere in piazza il proprio DNA. Dal 2012, quando la decifrazione del genoma diventò a economicamente accessibile (qualche migliaio di dollari, oggi 100-300), in Italia lo hanno fatto Sergio Pistoi, ricercatore biomedico e brillante giornalista scientifico, il sociologo dell’Università di Trento Federico Neresini, Massimo Delledonne, professore di genetica all’Università di Verona e non so quanti altri. C’è tuttavia qualcosa di originale in ciò che state leggendo: sono forse il primo ottuagenario che abbia voluto conoscere il suo genoma. L’ho fatto per divertirmi e… per raccontarlo.

Genitori ancestrali

La risposta del laboratorio – un centinaio di pagine senza contare i dati grezzi e gli approfondimenti – è arrivata il 28 marzo. Una specie di autobiografia segreta, a completamento di “Vita sghemba” (ETS, Pisa), il libro a cui ho consegnato i miei ricordi di ottantenne nato primo della bomba atomica e approdato a ChatGPT. Ora so che la mia madre ancestrale, la mia Eva, è una Sapiens che abitava in Kenya duecentomila anni fa e il mio padre ancestrale, il mio Adamo, un Sapiens partito dal Ghana cinquantamila anni dopo. A piccole tappe, i loro discendenti migrarono verso nord-est, uscirono dall’Africa e, attraverso il Medio Oriente, arrivarono nell’attuale Russia. Qui invertirono la marcia per muoversi in direzione ovest fino a raggiungere l’Europa centrale. Un itinerario percorso mentre si succedevano, mal contate, dodicimila generazioni. Conseguenza: la mia composizione ancestrale è al 74,4 per cento europea e al 25,6 asiatico-occidentale.

Cacciatori-raccoglitori

Fino al termine dell’ultima glaciazione – 10 mila anni fa – Homo sapiens non conosceva l’agricoltura. Era un cacciatore-raccoglitore, si spostava di poche centinaia di metri l’anno via via che le risorse del territorio si esaurivano. Lungo il cammino, qualche mio antenato Homo sapiens incontrò una signorina Neanderthal, e a quanto pare i due simpatizzarono. Nel mio DNA è rimasta traccia di quei lontani amori tra specie umane in parte diverse ma abbastanza simili da essere sessualmente compatibili e interfeconde: il 2 per cento del mio genoma è neanderthaliano. Il laboratorio a cui mi sono rivolto ha analizzato 6000 varianti genetiche dei Neanderthal e ne ha trovate 844 nel mio DNA: ho il 2,93 per cento in più di genoma Neanderthal rispetto alla media dei clienti esaminati.

I giornali sono in trasformazione profonda. Con questo articolo ho sperimentato un nuovo giornalismo di approfondimento. Ho pensato di dartene un “assaggio” gratuito.

Il testo integrale va su questo link: La Stampa richiede 19 minuti di lettura con una voce sintetizzata dalla IA (e un abbonamento di pochi euro l’anno).

Se hai letto «DNA, l’autobiografia segreta» ti può interessare:

Iscriviti per restare aggiornato

I miei appuntamenti

Presentazione del libro: L’arma Finale

Quando: 11 Settembre 2026
Dove: Polo del Novecento, Piazzetta Franco Antonicelli, 10122 Torino TO

In uscita – Il gatto a gravità zero

Quando: 11 Settembre 2026
Dove: In tutte le librerie e negli store online