Diario di un Blob

Per gli amici sono Blob, per gli scienziati Physarum policephalum.

Il Physarum polycephalum, volgarmente blob, è una improbabile creatura che pare un fungo appiccicoso ma non è un fungo e neanche una pianta, né un animale. Eppure sembra “intellgente”. Il blob è (o meglio era) un protista. Senonché quello dei protisti è un “regno” ormai abbandonato, demolito dai biologi nel 1969 perché era diventato un calderone eterogeneo nel quale i naturalisti gettavano tutti gli organismi di incerta classificazione.

Protista o non protista, il Physarum policephalum, fa cose straordinarie. Tagliato a pezzettini, i frammenti si ricompongono in un organismo unitario: un puzzle vivente. Se messo in un labirinto, il blob riassemblato, per tentativi, prove ed errori, trova l’uscita e continua a espandersi nell’ambiente agendo sul flusso dei suoi citoplasmi. In qualche modo “registra” le informazioni acquisite espandendosi e si comporta di conseguenza. Esposto periodicamente a un ambiente secco, per esempio ogni 60 minuti, rallenta l’espansione proprio nei momenti in cui “si aspetta” il ritorno della siccità. Se si fonde con un altro blob, gli trasmette questa abitudine: sembra una forma primitiva di trasmissione culturale.

Il Physarum polycephalum entrò in scena nel 1822, descritto per la prima volta dal botanico e micologo americano Lewis David de Schweinitz e ne uscì poco dopo. Dimenticato. Dopo oltre un secolo di oblio, a partire dagli Anni 60 del Novecento ha conquistato una popolarità crescente. Un articolo del 2001 su Nature lanciò le ramificazioni “intelligenti” del Physarum come modello per ottimizzare gli algoritmi delle reti informatiche. Nel 2015 la rivista Genome Biology and Evolution ha pubblicato il sequenziamento del suo genoma. Contiene molte sequenze ripetitive – in apparenza DNA spazzatura – ma stranamente combina caratteristiche dei procarioti, gli organismi primitivi, e degli eucarioti, quelli evoluti.

Secondo un aggiornamento del 2020, Physarum ha 190 milioni di basi (megabasi, Mb), molto più grande di quello del moscerino della frutta (D. melanogaster, ~140 Mb) o del lievito (S. cerevisiae, ~12 Mb) e migliaia di volte quello della Amoeba proteus. Sorprendente, per un organismo unicellulare, è il numero di loci genici: sono 31.000, da confrontare con i nostri 20-25mila.

Una ricerca pubblicata su arXiv nell’ottobre 2025 ha analizzato la “capacità computazionale morfologica” del Physarum: lo studio stima che possa compiere fino a 10 elevato a 36 operazioni logiche in 24 ore tramite la distribuzione spaziale di ATP (adenosina trifosfato), una scoperta che apre nuove frontiere nel calcolo bio-ispirato. La classificazione però rimane elusiva. In quella più recente il Physarum appartiene a un genere di muffe viscide plasmodiali raggruppate nel phylum Amoebozoa. Vive in zone ombreggiate e umide, si nutre di batteri e spore fungine: “mangia”, per così dire, inglobando il cibo e secernendo enzimi digestivi. Il Physarum polycephalum è antichissimo, comparve mezzo miliardo di anni fa.

Su che cosa si debba intendere per comportamento intelligente il consenso scientifico non è unanime ma perlopiù si ammette che imparare e prendere decisioni in base a ciò che si è appreso sia una manifestazione di intelligenza. Ebbene, il Physarum policephalum reagisce a stimoli mai provati prima, per esempio il contatto con caffeina o chinina in basse concentrazioni, ma reiterando lo stimolo, dopo un po’ incomincia a ignorarlo, pur mantenendo la capacità di reagire se la concentrazione aumenta: il blob sembra intelligente senza esserlo nel modo classico; usa meccanismi chimici e fisici al posto dei neuroni.

In Francia l’osservazione del Blob è diventata un programma di laboratorio scientifico in migliaia di scuole di ogni ordine e grado, dalle primarie alle superiori. L’azienda che ha fornito i Bob al ministero della pubblica istruzione francese li mette in vendita su Amazon a 16 euro. Fermiamoci qui. Ce n’è abbastanza per la mia curiosità.

31 dicembre

Ho ordinato un Blob. Amazon mi annuncia che mi arriverà il 5 gennaio 2026. Sarà un modo interessante per iniziare il nuovo anno.

05 gennaio, mattina

Puntuale, è arrivata una busta gialla. Contiene una capsula di Petri che protegge due pezzetti di carta, ognuno con un blob “dormiente”, e il necessario per risvegliarli: una bustina di Agar agar, un sacchetto di fiocchi di avena, pipetta, pinzette, un cucchiaino, il foglio di istruzioni. C’è anche un adesivo catarifrangente con la caricatura di un Blob allegro…

5 gennaio, ore 18:00

Seguendo le istruzioni, metto in un pentolino 100 millilitri di acqua, aggiungo un grammo di Agar agar, porto a ebollizione, rimescolo, lascio raffreddare per 15 minuti, tolgo dalla capsula di Petri i due pezzetti di carta porta-blob, verso nella capsula l’Agar agar e aspetto per qualche minuto che si trasformi in una gelatina bianca trasparente.

E’ il “gel”, il terreno di coltura normalmente usato nei laboratori per allevare batteri, muffe, microrganismi vari. Appoggio uno dei pezzetti di carta porta-blob sul gel e intorno dispongo 4 o 5 fiocchi di avena. Infine, metto la capsula in un cassetto: deve restare al buio a una temperatura tra 18 e 25 gradi °C. Poi bisogna pazientare per un tempo che va da qualche ora a un giorno intero.

6 gennaio, ore 9:00

Apro il cassetto. Nella notte della Befana il Blob si è svegliato, è uscito dal pezzetto di carta e ha raggiunto il fiocco di avena più grosso. Lo sta mangiando – cioè: inglobando. Esposto a uno stimolo positivo, come il contatto con fiocchi di avena, il suo cibo preferito, il Physarum estende la propria massa mucillaginosa nella direzione più favorevole per nutrirsene, evitando le tracce di mucillaggine che lascia nell’ambiente per non perdere tempo in territori già esplorati. Cosìimpara ad aggirare gli ostacoli e ad economizzare energie.

7 gennaio, mattina

Blob si è fatto in quattro per raggiungere altrettanti fiocchi di avena

La prima cosa che ora si nota è il foglietto di carta vuoto. Blob è partito da lì e ha esplorato la Piastra di Petri lasciando l’evanescente traccia della sua bava. Ha raggiunto quattro fiocchi di avena e non c’è dubbio che li abbia graditi. Esperimento riuscito. Nei prossimi giorni la replica.

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