Terra-Luna, pianeta doppio editoriale pubblicato nella rivista BBC Sky at Night
Lo sguardo di una persona di statura media arriva a 4,7 chilometri. Non oltre, per limpida che sia l’aria e acuta la sua vista. Il motivo è semplice: a dispetto dei terrapiattisti, il nostro pianeta è all’incirca una sfera dal diametro di 12 700 chilometri. Se gli occhi dell’osservatore stanno a 1,70 metri dal suolo, a 4, 7 chilometri l’orizzonte scompare (sprofonda) sotto la rotondità della superficie planetaria.
Per trecentomila anni il mondo dell’Homo sapiens è rimasto dentro un cerchio largo dieci chilometri. Ma i più audaci, salendo su colline e montagne, scoprirono che l’orizzonte si allargava. Fino a dove, non era dato sapere. Di notte nel cielo splendeva la Luna. Le sue fasi scandivano il tempo. Giorni, settimane, mesi. Chiaramente, per l’uomo preistorico la Luna era un altro mondo. E lo era ancora nei romanzi di Jules Verne e persino sotto i piedi di Neil Armstrong e Buzz Aldrin che per primi, il 20 luglio 1969, calpestarono il nostro satellite.
Ma, viste da lontano, la Terra e la Luna – incatenate dalla gravità in una danza cronometrica dell’una intorno all’altra e di entrambe intorno al Sole – diventano ciò che realmente sono: un pianeta doppio, due oggetti non troppo diversi per dimensioni, vicini, uniti nello stesso destino, con uno spazio e una storia in comune.
Di questa coppia, molte sonde spaziali e alcuni robot scesi su Marte hanno inviato ritratti stupendi. Impressionanti sono gli scatti del 20 novembre 2016 trasmessi dalla navicella “Mars Reconnaissance” quando si trovava a 200 milioni di chilometri da noi. Terra e Luna risultano (ovviamente) nella stessa fase (primo o ultimo quarto, fate voi), l’elaborazione delle immagini mostra l’Australia e l’Antartide; sulla Luna si distinguono l’Oceanus Procellarum e i “raggi” del cratere Copernicus.
Con il procedere della ricerca i vincoli parentali appaiono sempre più stretti. Secondo la teoria oggi accettata, la Luna sarebbe nata 4,5 miliardi di anni fa dall’aggregazione di materiale strappato alla Terra nell’impatto con un planetoide primordiale che gli astronomi chiamano Theia. Dobbiamo la vita stessa al fatto che la Luna stabilizza l’inclinazione dell’asse terrestre: altrimenti oscillerebbe in modo caotico con le conseguenze climatiche facilmente immaginabili.
L’Agenzia spaziale europea sta gettando le basi di un GPS lunare: Terra e Luna avranno in comune la misura del tempo e il sistema di navigazione. Non saremo più solo cittadini terrestri, ma abitanti di un pianeta doppio. In un certo senso, avremo una duplice cittadinanza. Questo è il senso profondo del ritorno alla Luna con i programmi Artemis, Gateway e Moon Village. Per prepararvi, questo numero di “Sky at Night” vi accompagna nel Mare Serenitatis.





