Sguardi nel futuro – Domani è oggi: la lezione della demografia

Quando:
12 Marzo, 2025
Dove:
Pisa
Aula Carmignani (presso Scuola Normale Superiore) ore 16

La statistica della popolazione per orientare le scelte politiche e sociali del nostro Paese

I nati nel 2025 vedranno il 2110, qualcuno il 2130. Lo dice la statistica, non un indovino. La demografia sembra arida contabilità: tanti nati, tanti morti, durata media della vita, popolazione in crescita con tasso di natalità superiore a 2, in calo se inferiore. Ma, a saperla leggere, ci può dire che studi e lavoro scegliere, se avremo sanità pubblica e pensioni, sviluppo o declino. Cioè in quale paese vivremo.

Con un tasso di natalità tra i più bassi del mondo, già oggi l’Italia ha problemi di forza lavoro e di sostenibilità della qualità della vita. Serve una politica delle nascite, ma anche una strategia dell’immigrazione che organizzi gli ingressi secondo le esigenze del paese: preparazione scolastica, educazione alla cittadinanza, produttività, creatività intellettuale e imprenditoriale, visione del futuro.

Francesco Billari, rettore dell’Università Bocconi, è tra i maggiori studiosi di statistica e demografia a livello internazionale. Ha fatto ricerca e insegnato a Oxford (UK), al Max Planck Institut di Rostock (Germania), all’Università della Pennsylvania (Usa), facendo della demografia uno strumento per orientare le politiche economiche e sociali. Già presidente dell’Associazione europea per gli studi di popolazione, ha scritto “Domani è oggi. Costruire il futuro con le lenti della demografia” (Egea, 2023).

Lorenzo Pinna, scrittore scientifico, autore e regista di programmi televisivi, è stato il primo e il più importante collaboratore di Piero Angela a “Quark” e “Superquark”. È autore di una ventina di libri divulgativi – cinque con Piero Angela, e tra questi “Perché dobbiamo fare più figli. Le impensabili conseguenze del crollo delle nascite” (Mondadori, 2008). Con le Edizioni Codice ha appena pubblicato “Quattro ipotesi sull’origine del linguaggio”.

Retrospettiva

Al tempo del Club di Roma (Anni 70), quando incominciai a scrivere qualche articolo di demografia sulla “Gazzetta del Popolo”, quotidiano torinese scomparso nel 1981, la popolazione si rappresentava graficamente con delle piramidi. Ogni strato della piramide corrispondeva a un anno di età. La base era larga perché comprendeva i nuovi nati e i giovani. Poi la piramide gradualmente si restringeva fino a una punta sottile costituita dai più anziani, che all’epoca erano settantenni, mentre oggi sono più che ottantenni. Le piramidi, divise per sesso, erano e rimangono sbilanciate dal lato delle donne perché la loro attesa di vita supera di 4 anni quella degli uomini. La punta della piramide oggi mostra che In Italia i centenari sono 20 mila, benché il Covid abbia temporaneamente abbassato di un anno la vita media.

Dalle piramidi alle navi
Ma negli ultimi decenni il profilo della piramide si è trasformato in quello di una barca vista dall’alto. La base adesso è una poppa arrotondata, lo scafo è molto largo perché rappresenta i 50-60enni e la prua non è appuntita perché i vecchi sono diventati tanti. Le “barche”, se osservate bene, ci danno molte informazioni preziose su che cosa sarà il futuro e su che cosa dobbiamo fare se vogliamo governarlo, plasmarlo, e non subirlo.

Passo lento
In condizioni normali la demografia è lenta. Cammina con il passo delle generazioni. Lenta ma inesorabile. È come l’onda di uno tsunami che si sposta verso gli scogli o verso il mare aperto conservando la memoria, l’impronta, di quando la scossa sismica l’ha formata. Finora si è fatto caso quasi soltanto ai saldi numerici, anno dopo anno. Ma nella grafica della demografia possiamo leggere, per esempio, le riforme scolastiche: la scuola media unica è un’onda che inizia nel 1963 e va a regime alcuni anni dopo, quando già si pensa a prolungare a 16 anni la scuola dell’obbligo. L’apertura delle università a tutte le scuole medie superiori e non solo ai licei ha dato il via a una nuova onda di laureati e così via.

Informazioni implicite
Analizzando l’andamento delle onde scolastiche, possiamo metterle in rapporto con l’evoluzione sociale e produttiva del Paese, con il numero dei brevetti e delle pubblicazioni dei nostri ricercatori, e il tutto in relazione agli investimenti in cultura, innovazione, ricerca.

Una informazione ancora più interessante è vedere se e come funziona l’ascensore culturale e sociale. Storicamente, i figli di chi aveva solo le scuole primarie come minimo hanno frequentato le medie inferiori e spesso anche le superiori. I figli di chi aveva le scuole medie superiori si sono laureati, i figli dei laureati a loro volta sono quasi tutti laureati e alcuni hanno frequentato scuole postuniversitarie. Il benessere marciava di pari passo con l’istruzione. Chi non abitava in una casa di proprietà ha avuto figli che, con un mutuo, la casa se la sono comprata. I loro figli hanno potuto studiare più facilmente, si sono laureati e hanno raggiunto livelli dirigenziali…

Verso il declino e variabili nuove
Il guaio è che da qualche tempo l’ascensore culturale e sociale si è guastato. Per la prima volta abbiamo una generazione più povera di quella precedente, che ha meno opportunità di accedere a studi superiori, e l’onda lunga di questa generazione in declino non potrà che prolungarsi in quella successiva. Pur con il suo passo lento, la demografia ci sta dicendo come sarà l’Italia del 2050-2060.

Attenzione, però: il declino demografico non va inteso come un destino. Ci sono fenomeni nuovi e globali: essenzialmente le migrazioni, Internet, le pandemie, lo spostamento degli equilibri geopolitici, il cambiamento climatico.

Francesco Billari in “Domani è oggi. Costruire il futuro con le lenti della demografia” (Egea, 135 pagine,16,50 euro) fa osservazioni inusuali. Ognuno di noi ha un indirizzo di residenza, ma almeno 5 miliardi di persone con accesso a Internet vivono “ovunque” per parecchie ore al giorno. Con la mente viaggiano dalla loro casa a siti web americani, asiatici, africani. Nonostante il riaffacciarsi del nazionalismo (Meloni, Salvini, Le Pen, Orban) siamo cosmopoliti digitali. Cone dice Luciano Floridi, siamo tutti onlife nell’infosfera. I social fanno circolare idee e coagulano – organizzano – persone lontane. Lo faceva anche la Tv, ma a senso unico, oggi i contatti sono diretti e immediati: il passo lento conosce una potente accelerazione in tutti gli aspetti della vita. Demografia compresa: Billari fa notare che conoscersi via Internet diventa sempre più spesso il punto di partenza di matrimoni, convivenze, famiglie tra persone lontane, magari culturalmente diverse, mentre un tempo ci si sposava nella cerchia ristretta delle amicizie familiari o di lavoro. Internet è anche un frullatore genetico.

Modellare la “barca”
Fattori modellano le “barche” demografiche. Le coorti dei giovani sono decurtate dagli incidenti stradali, episodi di violenza e tossicodipendenza e ora anche da guerre più o meno locali. I progressi della medicina modificano il profilo della prua demografica arrotondandola, l’accelerazione delle tecnologie seleziona le generazioni in funzione della loro cultura e delle loro capacità produttive. Ormai n una vita si cambia lavoro una decina di volte. Si salva non chi sa, ma chi ha imparato a imparare: altrimenti il nostro surf perde la cresta dell’onda. Solo manovrando il timone delle politiche migratorie, culturali e formative si potranno evitare crisi sociali gravissime e costruire un futuro migliore.

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