Maratoneti del cielo

Maratoneti del cielo editoriale pubblicato nella rivista BBC Sky at Night

Lancio un’idea agli amici lettori di BBC Sky at Night. Anche il cielo ha le sue sfide sportive. Un classico è la “Maratona Messier”. Vince chi riesce a osservare nella stessa notte il maggior numero dei 110 oggetti – galassie, nebulose, ammassi globulari e aperti – schedati, per l’appunto, nel Catalogo Messier. Il maratoneta che raggiunge quota 110 ha diritto a un diploma. Di nessun valore legale ma di alto prestigio astrofilo. Sarà comunque un primato apprezzabile perché comprova il possesso di una vista invidiabile supportata da un’alta velocità di puntamento: con 8 ore di buio la media matematica equivale aun oggetto ogni 4 minuti, ma questa è teoria, nella situazione reale si va avanti a scatti e pause, imposte dal moto della Terra, dalla certificazione arbitrale e da intuibili esigenze fisiologiche.

È curioso notare che neppure Charles Messier (1730-1817) meriterebbe di salire sul podio perché sette oggetti furono inseriti nelle edizioni del Catalogo successive alla prima, da lui pubblicata nel 1774. Peraltro Messier aveva compilato quell’elenco di chiarori diffusi solo per evitare di confonderli con le comete, l’unica cosa che gli interessava: in totale osservò 41 astri caudati e ne scoprì 16, ad essi affidava la sua fama nei secoli, non potendo sapere che gli “scarti” finiti nel Catalogo come spazzatura, erano invece, dal punto di vista scientifico, gli oggetti davvero importanti.

L’errore di valutazione non deve stupirci. Nel Settecento i concetti di galassia, ammasso globulare, nebulosa planetaria non esistevano ancora, mentre la caccia alle comete era lo sport astronomico di gran lunga più alla moda. Messier lo praticava dall’Osservatorio della Marina all’Hotel di Cluny, alla periferia nord di Parigi, densamente popolata. Il suo amico e rivale Pierre Méchain osservava il cielo dal lato opposto della città, all’Osservatorio Reale, periferia sud, limitrofa alle campagne, dove la visibilità era migliore. Non è un caso che molti oggetti inclusi nel Catalogo Messier in realtà li abbia scoperti Méchain.

La Maratona Messier è nata intorno alla metà degli Anni 70 del Novecento a Pittsburgh (Pennsylvania) su iniziativa di due dilettanti, Ton Hoffelder e Tom Reiland, anch’essi amici e rivali. Il record personale di Reiland è di 109 oggetti, stabilito tra il 15 e il 16 marzo 1980, nel corso di nove ore di scandagli telescopici dal sud-ovest della Pennsylvania. Mancò il risultato pieno perché in quel periodo dell’anno uno degli oggetti non si levava sull’orizzonte della sua latitudine.

Benché i mesi più favorevoli siano marzo e aprile, si può tentare la Maratona Messier in qualsiasi notte dell’anno a quattro condizioni: che il cielo rimanga sereno fino all’alba, che si osservi da latitudini non troppo elevate, che sia una notte senza Luna e l’orizzonte sia completamente sgombro. Meglio ancora è salire in alta quota, così l’orizzonte visuale supera quello geometrico. Anche la rifrazione atmosferica aiuta: permette di vedere oggetti fino a mezzo grado sotto l’orizzonte. Conosco un maratoneta eroico: Franco Bertucci, 82 anni, che salta da un oggetto all’altro con l’agilità di un canguro. La sua passione astronomica è tale che una volta si è fatto posare da un elicottero sulla cima del Monte Rosa: 106 è il suo record.

Fateci sapere, amici lettori, il vostro numero personale di Maratona Messier. Ma attenzione: l’uso di telescopi go-to è equiparato al doping.

Maratoneti del cielo editoriale pubblicato nella rivista Bbc Sky at night, disponibile per l’acquisto su sprea.it

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