Allenare il cervello contro l’Invecchiamento: la scienza dietro il programma Train the Brain

La scienza dietro il programma Train the Brain

Combinare movimento fisico, stimolazione cognitiva e coltivare relazioni sociali può avere un impatto significativo sulla salute del cervello che invecchia. Un recente studio italiano pubblicato sulla rivista Brain, Behavior & Immunity – Health ha dimostrato che un intervento multidimensionale denominato “Train the Brain” è in grado di migliorare le funzioni cognitive in soggetti con lieve declino cognitivo (Mild Cognitive Impairment, MCI) e di modulare la risposta infiammatoria del sistema immunitario, con effetti misurabili attraverso un prelievo del sangue.

L’Intersezione tra stile di vita e neuroscienze

Un recente studio italiano, frutto della collaborazione tra l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e l’Istituto di Neuroscienze del Cnr di Pisa, ha gettato nuova luce sui meccanismi molecolari che collegano lo stile di vita attivo al rallentamento del declino cognitivo. La ricerca si concentra sul fenomeno dell’inflammaging, l’infiammazione cronica associata all’invecchiamento e allo sviluppo di patologie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Il modello: Train the Brain

Lo studio ha misurato gli effetti di un intervento multidimensionale denominato Train the Brain. Questo programma integrato mira a contrastare l’invecchiamento cerebrale agendo su più fronti:

  • Attività fisica: Per promuovere la salute vascolare e metabolica.
  • Stimolazione cognitiva: Per mantenere e migliorare le funzioni cerebrali.
  • Interazioni sociali: Per contrastare l’isolamento e favorire il benessere emotivo.

Il programma è stato applicato a 76 soggetti con Lieve Declino Cognitivo (MCI), una sottopopolazione che presenta un deterioramento superiore all’atteso per l’età e un alto rischio di sviluppare il Morbo di Alzheimer.

Il ruolo chiave dell’infiammazione e delle citochine

Il contributo più significativo di questo studio, pubblicato su Brain, Behavior & Immunity – Health, è la dimostrazione che l’intervento agisce direttamente a livello molecolare sul sistema immunitario.

I ricercatori hanno osservato, nel gruppo Train the Brain, una modulazione misurabile della risposta infiammatoria attraverso l’analisi del sangue:

  • Riduzione di molecole pro-infiammatorie: Si è registrata una significativa riduzione dei livelli plasmatici di molecole associate all’infiammazione sistemica e al declino cognitivo, come IL-6, IL-17A, TNF-α e CCL11. Tali molecole, se in eccesso nel sistema nervoso, possono compromettere la funzionalità neuronale e la plasticità sinaptica, favorendo la neurodegenerazione.
  • Aumento di molecole antinfiammatorie: Parallelamente, si è notato un mantenimento o un aumento di molecole note per il loro effetto neuroprotettivo, come IL-10, TGF-β e IL-4.

In particolare, l’aumento di IL-10 (che supporta la sopravvivenza dei neuroni e la neurogenesi adulta) è risultato correlato con le migliori capacità di memoria a breve e lungo termine, rendendola un potenziale marcatore di efficacia del programma.

Un concetto fondamentale: il cervello non invecchia da solo

Come sottolinea la ricerca, il cervello è fortemente influenzato dallo stile di vita. Questo studio non solo ribadisce che movimento, stimolazione cognitiva e relazioni sociali sono “buone pratiche”, ma ne dimostra l’impatto diretto e misurabile sui processi biologici centrali per la salute cerebrale. Adottare uno stile di vita attivo può rallentare o persino invertire i primi segnali di declino.

Un esempio concreto: diventare protagonisti a ogni età

Iniziative come Fieramente Protagonista – Imparare a ogni età traducono in pratica un’idea ormai consolidata nella ricerca sull’invecchiamento: la salute cognitiva non dipende da un singolo fattore, ma dall’interazione tra stimolazione mentale, relazioni sociali e partecipazione attiva.

Non si tratta di semplici esercizi, ma di percorsi strutturati che mettono al centro la persona, valorizzandone le capacità residue e il ruolo all’interno della comunità. Un approccio che riconosce come restare cognitivamente attivi significhi anche continuare a sentirsi coinvolti, utili e parte di un contesto umano significativo.

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