Come le mani sono uguali ma non sovrapponibili e un guanto destro non entra nella mano sinistra, così certe molecole identiche per composizione atomica, se riflesse in uno specchio, hanno proprietà diverse. Sulla nostra lingua, una molecola dolce può essere amara nella sua forma ribaltata. In greco antico “mano” si dice keir: è il motivo per cui i chimici chiamano chirali le molecole non sovrapponibili alla loro immagine speculare nelle tre dimensioni.
A seconda che deviino la luce polarizzata in senso orario o anti-orario, le molecole chirali sono classificate in destrogire e levogire. Sintetizzando una molecola chirale in laboratorio, si formano in ugual misura le due versioni speculari. La natura è simmetrica. Doveva essere così anche tre miliardi e mezzo di anni fa quando sulla Terra apparvero le prime forme di vita. Eppure, per motivi ignoti, 19 dei 20 amminoacidi chirali che costituiscono le proteine – i “mattoni” della vita – appartengono alla serie spaziale levogira. Il ventesimo, la glicina, è achirale. Quanto alla molecola biologica per eccellenza – la doppia elica di DNA nella che custodisce il patrimonio genetico di tutti gli organismi viventi – è avvolta in senso destrorso – cioè in senso orario guardando lungo l’asse principale della molecola – ma la metilazione delle basi (che regola l’espressione dei geni) la fa diventare levogira. In breve, la vita è omolaterale con prevalenza a sinistra. Tutto ciò affascinava il chimico scrittore Primo Levi e nel 1984 lo indusse a pubblicare sulla rivista “Prometeo” il saggio “La simmetria e la vita”.

C’è un aspetto cosmologico e astrobiologico interessante. Il fatto che la vita terrestre sia levogira è frutto del caso? Forse dipende dalla nota asimmetria tra le particelle elementari soggette all’interazione debole? Oppure la vita terrestre è arrivata dallo spazio già con chiralità levogira, e questa proprietà ha quindi carattere universale? Terza ipotesi: su scala cosmica la vita è indifferentemente levogira e destrogira? Sarebbe l’eventualità più suggestiva, perché in questo caso la probabilità che esistano forme di vita aliene risulterebbe ancora più alta di quanto pensavamo.
Questo è il tema dell’editoriale che aprirà il prossimo numero di “BBC Sky at Night“.





