E sui satelliti di Giove e Saturno?
C’è vita in un lago dell’Antartide nascosto da migliaia, forse milioni di anni sotto 14 metri di ghiaccio. La scoperta è molto importante per le future esplorazioni spaziali di Europa, satellite ghiacciato di Giove, ed Enceladus, satellite di Saturno. Il lago nascosto, invisibile ma “abitato”, si chiama Enigma, toponimo che da oggi possiamo considerare eccessivo perché una parte dell’enigma è stata svelata. Lo studio, pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment, dimostra l’esistenza di uno strato di acqua dolce che ospita un ecosistema di microrganismi unico e insolitamente diversificato. Il lago si trova a circa 5 km dalla base italiana “Mario Zucchelli”.
Rilievi radar condotti nel 2019-2020 dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia suggerirono la presenza di acqua allo stato liquido sotto la coltre di ghiaccio. Il lago è stato quindi perforato ed esplorato con una telecamera subacquea che ha fornito immagini inedite ai ricercatori. I microbiologi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Istituto di Scienze Polari) hanno identificato diversi tipi di tappeti microbici (cioè pellicole composte da colonie di batteri), alcuni spessi fino a 40 centimetri e con un diametro di 60. Analisi sul DNA effettuati nei campioni di acqua hanno permesso di identificare la composizione dell’ecosistema microbico rivelando un’elevata quantità di Patescibacteria, microrganismi con un diametro di 200-350 milionesimi di millimetro. Fino ad oggi questo tipo di batteri non era mai stato trovato in laghi antartici e il loro ruolo (simbiotico o predatorio) è ancora tutto da chiarire.
I batteri ultramicroscopici del superphylum Patescibacteria, noti anche come Candidate Phyla Radiation (CPR) sono organismi semplici dal genoma ridotto, mai osservati in laghi perennemente ghiacciati prima di questo studio. “Alimentato dallo scioglimento del vicino ghiacciaio Amorphous, il Lago Enigma – scrivono gli autori dell’articolo – potrebbe ospitare una comunità microbica composta da una miscela di organismi antichi, originari del lago stesso, e di nuovi arrivati dal ghiacciaio”.
Autori della ricerca: team dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in collaborazione con l’Istituto di Scienze Polari del CNR (CNR-ISP), l’Istituto di ricerca sulle acque del CNR (CNR-IRSA), l’Istituto di Geoscienze e delle Georisorse del CNR, l’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “Mauro Picone del CNR (IAC-CNR), il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università “La Sapienza” di Roma, l’Università di Firenze, la Southern Illinois University (USA) e la Queen’s University di Belfast (Ireland).







