Lo chiamano Raggio T, che fa tanto fantascienza. In realtà T sta per Tera, Terahertz Band. Si tratta delle frequenze che cadono tra le microonde (300 GHZ-3GHz, cioè lunghezze d’onda da 1 mm a 10 cm) e i raggi infrarossi (428THz-3 THz, onde da 700 nm a 1 mm). Il Raggio T, insomma, occupa le frequenze da 3 THz a 300 GHz, corrispondenti a lunghezze d’onda comprese tra 100 millesimi di millimetro e un millimetro.
L’astronomia è stata la prima a esplorare tale banda submillimetrica dello spettro elettromagnetico, ovviamente in ricezione, utile per studiare l’universo “freddo” dei sistemi planetari in formazione e delle nubi di polveri cosmiche. Il radiotelescopio ALMA in Cile è il più potente strumento del genere. Ma si incontravano grosse difficoltà nel creare oscillatori efficienti a frequenze così alte. Ora la tecnologia del grafene promette come molto vicine molto applicazioni di questa banda alla vita quotidiana: comunicazioni nell’Internet delle cose, smart phone, body scanner, studio e restauro di opere d’arte, diagnostica medica.
Il grafene è un materiale costituito da strati monoatomici di grafite: la sua scoperta ha dato il Premio Nobel 2010 ai russi Andre Geim e Konstantin Novoselov. Le sue straordinarie proprietà permettono di concepire dispositivi elettronici funzionanti nella banda dei Raggi T, a cominciare dai diodi risonanti a effetto tunnel. Sarà la prossima rivoluzione delle telecomunicazioni e dell’elettronica. L’Unione Europea ha finanziato con un miliardi di euro in 10 anni un Progetto Graphene.






